



Dopo oltre due settimane di stop, la Serie A1 torna a far sentire la sua voce nella vasca di Santa Maria Capua Vetere. La Rari Nantes Nuoto Salerno esce sconfitta dal primo dei tre scontri diretti cruciali per il rush finale di stagione contro il Circolo Canottieri Ortigia, ma il risultato del tabellone, pur amaro, passa quasi in secondo piano di fronte a una data che resterà scolpita nella storia del club giallorosso.
Il pubblico ha assistito all'esordio ufficiale a referto di un talento purissimo: Claudio Tringali. A soli 13 anni, il giovanissimo portiere ha fatto il suo debutto come riserva nella massima serie maschile. Sedersi su quella panchina, in una partita di tale importanza, non è da tutti: è il segnale chiaro di un talento cristallino che la società salernitana ha deciso di blindare e promuovere con coraggio.
Il match è stato una battaglia di nervi e tattica. La Rari Nantes ha dominato per buona parte del gioco, conducendo il ritmo e mettendo in seria difficoltà la corazzata siracusana. Tuttavia, l'Ortigia ha saputo sfruttare i momenti di stanchezza nel finale, ribaltando il punteggio e portando a casa tre punti pesantissimi.
Nonostante la sconfitta, il clima in casa Salerno è di orgoglio, soprattutto guardando ai propri giovani.
"Claudio è un talento della pallanuoto, un ragazzo che vive per questo sport. La sua convocazione oggi non è un premio, ma l'inizio di un percorso," si sussurra a bordo vasca.
Sebbene Claudio non abbia ancora bagnato la calottina entrando effettivamente in acqua durante i quattro tempi di gioco, la sua presenza "in piscina" (e non in campo, come direbbero i profani) rappresenta il primo mattoncino di una carriera che si preannuncia destinata a farlo brillare nei palcoscenici più prestigiosi.
Per il giovane Tringali, il futuro è già qui. La sconfitta odierna brucia, ma la consapevolezza di avere tra le proprie fila uno dei prospetti più interessanti del panorama nazionale è la vittoria più bella per la Rari Nantes. Banzai, Claudio! Il viaggio è appena iniziato.
La comunità del giornalismo sportivo italiano perde un’altra figura di riferimento. Dopo la scomparsa di Pietro Gargano, arriva la notizia della morte di Franco Esposito, decano della cronaca sportiva e firma autorevole che ha attraversato decenni di sport raccontando imprese, uomini e passioni con rigore e sensibilità.
Solo pochi mesi fa, Franco Esposito era stato tra i protagonisti del Premio Salvatore Di Giacomo 2025, nella suggestiva cornice di Sant’Agata sui Due Golfi, dove aveva ricevuto il riconoscimento della sezione dedicata al giornalista Francesco Degni.
Una carriera tra carta stampata e grandi eventi sportivi. Franco Esposito è stato una delle penne più autorevoli del giornalismo sportivo italiano. Inviato de Il Mattino e del Corriere dello Sport, ha raccontato generazioni di atleti e grandi eventi, spaziando dal calcio all’atletica leggera fino all’ippica. Autore di numerosi volumi, ha contribuito a costruire una memoria storica dello sport italiano fatta di storie, sacrifici e trionfi.
La sua cifra stilistica era quella di un cronista attento ai dettagli, capace di unire competenza tecnica e profondità umana, qualità che lo hanno reso un punto di riferimento per colleghi e lettori.
La serata di Sant’Agata: memoria viva dello sport
Lunedì 4 agosto 2025, in una piazza gremita ed emozionata, Franco Esposito era stato tra gli ospiti d’onore del prologo del Premio Salvatore Di Giacomo, promosso dalla Pro Loco Due Golfi. Una serata speciale dedicata al ricordo di Francesco Degni e al mito di Varenne, leggenda mondiale del trotto.
In quell’occasione, Franco Esposito aveva ricevuto il premio insieme a Giovanni Bruno, in un contesto che celebrava il valore del racconto sportivo come patrimonio culturale. La manifestazione, condotta da Peppe Iannicelli, aveva visto la partecipazione di protagonisti del mondo sportivo e giornalistico, tra cui Gianfranco Coppola e Francesco De Luca.
Particolarmente significativa era stata l’atmosfera della serata, impreziosita dal racconto della straordinaria carriera di Varenne, il “Capitano”, simbolo di eccellenza e passione sportiva. In quella piazza, tra i due Golfi, Esposito aveva rappresentato la memoria storica di un giornalismo capace di emozionare e tramandare valori.
Il ricordo
La sua presenza a Sant’Agata, sostenuta con determinazione da Francesco De Luca e da Antonino Siniscalchi, condivisa con entusiasmo dal presidente della Proloco Due Golfi, Donato Iaccarino, resta oggi una testimonianza preziosa: quella di un professionista che fino all’ultimo ha continuato a partecipare alla vita culturale e sportiva del territorio, condividendo esperienza e passione.
Con la scomparsa di Franco Esposito se ne va una voce autorevole, ma resta il patrimonio dei suoi racconti, delle sue analisi e di un modo di fare giornalismo che ha saputo coniugare competenza e umanità.
Il Premio Salvatore Di Giacomo, che tornerà nei medi estivi con l'appuntamento dell’edizione 2026, lo ricorderà certamente come uno dei protagonisti più autentici di una serata che ha celebrato non solo lo sport, ma anche chi lo ha saputo raccontare.
Il ricordo di Guanfranco Coppola, presidente dell'Ussi. "Dalla macchina per scrivere al pc. Un rapporto senza pause. Al servizio del giornalismo e del lettore. È triste ed orgoglioso pensando a cosa ha dato alla categoria il saluto a Franco Esposito, per oltre 65 anni tra libri e servizi, check in in aeroporti e stazioni, corse in taxi lui sprovvisto di patente. Da Sport Sud a Il Mattino per poi chiudere al Corriere dello Sport, sempre con la sua città nel cuore. Quando Napoli le dava a tutti l’ultimo di una inesauribile serie di libri. Ha saputo raccontare tutto con competenza, il pugilato – di cui era maestro – al primo posto nel suo indice di gradimento poi la pallanuoto quindi il calcio ma ha trattato ogni disciplina con competenza e rigore. Lo stesso che ha inculcato ai colleghi. Stimatissimo al di là dei premi vinti. Non c’è campione che non sia passato sotto i suoi polpastrelli. Addio ad un autentico fuoriclasse, nobile nell’animo e dotato di personalissimo stile nel racconto dello sport che altro non è che narrazione di pezzi di vita".
Faccio il tifo per il SuperBowl italiano. Sarebbe magnifico se lo Scudetto fosse assegnato con uno spareggio tricolore tra Inter e Napoli che attualmente occupano i primi due posti della classifica di Serie A. Le formazioni di Cristian Chivu ed Antonio Conte sono attualmente separate da sette punti in classifica quando mancano sette turni al fischio finale della stagione. L'Inter è nettamente favorita, in considerazione del vantaggio accumulato, per la conquista del titolo. Sette punti sono un abisso. Ma il bello del calcio è proprio la sua imprevedibilità.
Tutto può succedere in queste sette ultime gare. A cominciare dalle partite della trentaduesima giornata: Parma-Napoli e Como-Inter. La trasferta lariana è di sicuro più impegnativa di quella emiliana. E purtroppo l'Inter ha perso di nuovo Lautaro la sua punta di diamante. Il Napoli potrebbe, vincendo la sfida delle ore 15.00, portarsi a meno quattro dall'Inter in attesa del confronto serale. La pressione potrebbe giocare un brutto scherzo all'Inter riaprendo un campionato che sembrava morto e sepolto prima del derby di Milano.
Anche l'Inter conosce l'handicap delle assenze eccellenti che hanno funestato la stagione del Napoli. Vedremo cosà succederà. Ma i tifosi del Napoli sono autorizzati a sognare e tutti gli sportivi a "tifare" per un campionato combattuto fino all'ultimo respiro proprio come nella passata stagione. Anzi la stagione potrebbe avere anche lo straordinario supplemento dello spareggio Scudetto un vero e proprio SuperBowl italiano da giocare nell'ultima domenica di maggio sotto gli occhi di milioni di tifosi ed appassionati. Sarebbe magnifico vedere Inter e Napoli giocarsi il tricolore con tutti i loro campioni disponibili. Una sfida storica ed indimenticabile che al momento è puramente teorica ma che il campo potrebbe trasformare in una magnifica realtà.
Una passione che diventa libro. Francesco Scotto presenta la sua pubblicazione "Dieci piloti che hanno cambiato la storia dello sport". Il giovanissimo autore debuttante spiega che le sue pagine "sono un viaggio attraverso la velocità, il talento e il coraggio di dieci piloti che hanno segnato la storia della Formula 1. Ogni capitolo è un ritratto intenso che svela l’anima di uomini sospesi tra rischio e glo-ria, capaci di trasformare ogni gara in una sfida contro il limite". Un libro che esprime la passione per la Formula 1 ma anche il forte desiderio di affermarsi nella comunicazione.
La pubblicazione è un vero e proprio gran premio dalle leggende immortali Ayrton Senna, Michael Schumacher e Niki Lauda, fino ai protagonisti dell’era moderna come Lewis Hamilton e Max Verstappen. Il libro racconta non solo vittorie e record, ma anche sacrifici, cadute e rinascite esplorando l'umanità dei protagonisti. La prefazione è di Stella Bruno

La lettura aiuta a comprendere anche l'evoluzione del motorismo con un impatto sempre più rilevante della tecnologia che sta cambiando anche il profilo del pilota. Restano alla base, comunque, il coraggio, la preparazione psico-fisica, l'affiatamento con il team, il tempismo in gara.
Questa opera unisce passione e memoria, guida il lettore tra emozioni, rivalità e imprese indimenticabili, lasciando una domanda aperta: chi è davvero il più grande di tutti?
Subito cinque italiani in campo in ogni partita di Serie A. Dopo la terza bocciatura mondiale consecutiva non c'è più un minuto da perdere. Cinque italiani in campo obbligatoriamente in Serie A senza discussioni. Cinque italiani in campo per poter ridare vigore ad una Nazionale mediocre che ormai non riesce più a qualificarsi ai Mondiali neanche se sono diventati a 48 squadre. Una Nazionale ed un calcio che non infiammano più la passione degli italiani, specialmente delle nuove generazioni che il Mondiale non l'hanno mai visto, che si indirizzano su altri sport vincenti.
E' ormai il tempo di decisioni coraggiose ed ineludibili. Dopo due bocciature consecutive, Gabriele Gravina deve dimettersi con tutti gli altri responsabili di questa catastrofe Nazionale. Ci vogliono nuovi dirigenti, nuove idee, nuovi progetti coraggiosi. Altrimenti il calcio italiano è destinato a morire tra le sue mediocri polemiche su VAR ed arbitri, stadi fatiscenti, televisioni e pezzotti, commenti faziosi.
Le norme dell'Unione europea vietano limiti alla libera circolazione ed al lavoro nei confini comunitari, ma nulla vieta esplicitamente di fissare di parametri tecnici per la composizione delle squadra in campo. In sostanza nessun limite al tesseramento di stranieri, ma cinque italiani in campo sempre nelle partite di Serie A.
L'obbligo dei cinque giocatori italiani in campo cambierà il futuro del calcio italiano. I club saranno costretti ad investire su strutture, personale, programmi per valorizzare i giovani talenti. Un obbligo inderogabile per restituire linfa vitale ad un movimento incapace, salvo qualche rarissima eccezione, di esser protagonista a livello internazionale.
I cinque italiani in campo in Serie A sarebbero il segnale della svolta decisa. Naturalmente non basta. Bisogna nei prossimi dieci anni realizzare un piano stadi serio, proprio nelle ore in cui il nuovo San Siro finisce nel mirino della Magistratura. Bisogna rivedere il rapporto con le tv che hanno fatto diventare la giornata di campionato uno spezzatino indecente; offrono un servizio pessimo, costoso ed opaco nelle condizioni; favoriscono la sperequazione tra i club invece in aumentare la competitività generale. Bisogna riformare in toto il settore arbitrale la cui credibilità è ridotta ai minimi termini. Bisogna rivedere il formato dei campionati con meno partite e più qualità, restituire valore alle regole senza stravolgere le classifiche come avviene dalla Serie C in giù ma anche in serie B nella passata stagione per favorire la Sampdoria.
Il pallone è sgonfio, il calcio è malato. Senza una terapia d'urto e nuovi medici morirà definitivamente.
Torna il ciclismo su pista al Velodromo dello stadio militare “Generale Albricci” di Napoli. È stato firmato, a Palazzo Salerno, l’accordo tra il Comitato regionale Campania della Federazione ciclistica italiana e il Comando territoriale Sud dell’Esercito italiano per l’utilizzo dell’impianto. Dopo oltre vent’anni, la struttura sarà nuovamente disponibile per le attività federali in alcune giornate settimanali.
L’intesa, spiegano i promotori, è il risultato di una collaborazione istituzionale con l’Esercito italiano, che ha manifestato disponibilità a mettere a disposizione della città le proprie strutture sportive per finalità sociali, culturali e sportive, con particolare attenzione ai giovani.
Il velodromo, storica pista su cui hanno corso campioni come Fausto Coppi ed Eddy Merckx, sarà destinato ad attività giovanili, scolastiche e di promozione della sicurezza stradale e della mobilità sostenibile, con ricadute anche sul piano dell’inclusione sociale in un’area complessa come quella dell’Arenaccia.
«È una giornata storica per il ciclismo campano – afferma il presidente FCI Campania, Umberto Perna –. Ringraziamo l’Esercito italiano per la sensibilità e la concreta disponibilità: si è instaurato un rapporto di grande collaborazione che consentirà di restituire alla città un impianto simbolo, trasformandolo in uno spazio di sport, educazione e crescita per i giovani e per l’intero territorio».
L'alto tradimento si è consumato a Castelvolturno. L'attaccante Romelu Lukaku non si è presentato alla ripresa degli allenamenti del Napoli. L'atleta belga aveva già palesato al club la sua autonoma decisione di restare ad Anversa a curarsi ed a prepararsi per ritrovare la migliore condizione atletica e psichica.
Lukaku si è insubordinato rispetto alla convocazione del club. Ha opposto diniego e comportamenti inaccettabili alla legittima richiesta della società azzurra. Lukaku si è ribellato agli ordini ed ha abbandonato la squadra nel momento decisivo della stagione. E' cominciata oggi la settimana più importante della stagione. Contro il Milan il Napoli, che spera in uno sgambetto pasquale romanista all'Inter, si gioca praticamente tutte le speranze di continuare la corsa scudetto.
In un momento così delicato e cruciale, Lukaku uno dei giocatori più esperti e pagati si astiene dalla lotta. E decide di testa sua infischiandosene del club che lo paga sontuosamente, dei compagni di squadra, dell'allenatore. Ecco, appunto, mister Conte del quale Lukaku è - meglio dire forse era - un pretoriano. Mister Conte aveva mosso mari e monti per far ingaggiare Lukaku che è stato decisivo nella corsa scudetto della passata stagione. E proprio una rete di Lukaku, quella all'ultimo respiro di Verona, mantiene in vita le residue speranze tricolori del Napoli.
Lukaku si è convinto che restare ad Anversa sia il meglio per lui. Ha il diritto di pensarlo, ma non può fare il comodo suo. Come qualsiasi dipendente doveva rispondere presente alla convocazione, mettersi a disposizione del Napoli; poi avrebbe potuto aprirsi un dialogo costruttivo tra le parti per definire il miglior percorso psico-fisico per l'atleta.
Il caso Lukaku apre una serie di dossier che saranno decisivi per il futuro azzurro: il rinnovo dei big con le situazioni contrattuali più onerose; la quota esponenziale d'infortuni che ha inficiato la stagione azzurra; la gestione contiana del gruppo. Elementi che peseranno quando Conte e De Laurentiis si guarderanno negli occhi per stilare il bilancio della stagione e lanciare i prossimi programmi.
All'orizzonte ci sono tanti scenari. L'insubordinazione di Lukaku non può esser ignorata. Multa, esclusione dalla rosa, riduzione dello stipendio, rescissione del contratto, risarcimento danni. Può insomma succedere di tutto e di più

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