Sant'Agata sui due Golfi. Serata invito alla lettura "Napoli milionaria" Sabato 9 Maggio ore 19.00 Oratorio della Confraternita del Santissimo Rosario
Eduardo De Filippo (a dx) in una scena di Napoli Milionaria

Sant'Agata sui due Golfi. Serata invito alla lettura "Napoli milionaria" Sabato 9 Maggio ore 19.00 Oratorio della Confraternita del Santissimo Rosario

L'Oratorio della Confraternita del SS. Rosario - Sant’Agata sui due Golfi ospita il ciclo Serate di invito alla lettura. Sabato 9 maggio alle ore 19,00 l'appuntamento è dedicato Napoli Milionaria” di Eduardo De Filippo

“Napoli Milionaria”, scritta da De Filippo nel 1945, è diventata una delle sua opere più famose. Eduardo affronta il tema della disgregazione della famiglia, che spesso ricorre nelle sue opere, sottolineando i lati peggiori del carattere umano  venuti fuori nella tragedia della seconda guerra mondiale, seppure il finale lascia aperta la speranza di una nuova presa di coscienza. I personaggi sono presi dal popolo minuto e rappresentano lo specchio fedele delle condizioni sociali e materiali di quegli anni che nell’opera vanno dal 1942 al 1945, passando per l’occupazione tedesca dopo l’otto settembre del ’43 per terminare con l’occupazione Alleata iniziata  nel successivo mese di ottobre.

Dopo l’introduzione che si occuperà di accennare al periodo storico in cui si svolge l’opera saranno letti alcuni brani del testo teatrale. Sarà posta l’attenzione sull’ambiente e sui personaggi prima e dopo l’occupazione alleata durante la quale, seppure in tantissimi fecero un’effimera fortuna con il mercato nero e il contrabbando, le condizioni di vita non mutarono se non per aspetti esclusivamente esteriori.

"Napoli Milionaria" di Eduardo De Filippo

In tale contesto sarà interessante la descrizione del basso in cui si svolge interamente l’opera prima e dopo le mutate condizioni economiche della famiglia Jovine; il basso rappresenta nel testo l’elemento  fondamentale. Per comprenderne l’importanza basterà ricordare che nel 1931 i bassi censiti erano  43.507 e con una popolazione di 218.865, quasi il 26% degli abitanti di Napoli. Il basso, sito al piano terra nei vicoli, era uno stanzone con il solo ingresso e di solito con un servizio igienico e ospitava l’intera famiglia a prescindere dalla sua composizione; si può solo immaginare il freddo delle nottate invernali e il caldo asfissiante delle afose giornate estive, a prescindere dal fatto di dover cucinare o lavare i panni nel vicolo per ovvi motivi di spazio. Ma il basso era anche utilizzato per quelle piccolissime e improvvisate attività commerciali, laddove al suo ingresso si svolgeva quel commercio minuto di ogni genere; in buona sostanza, oltre ad essere la casa era anche la “bottega” che consentiva quel magrissimo guadagno spesso insufficiente per i bisogni più elementari.

A prescindere dai conflitti interni alla famiglia e dagli aspetti caratteriali di ciascuno, il testo teatrale disegna compiutamente situazioni e personaggi di quell’epoca che accomunò tantissimi nelle medesime situazioni sbagliate. E’ nell’epilogo,  per voce di Gennaro Jovine che tornato dalla prigionia si è reso conto di quanto di brutto aia successo alla sua famiglia, che Eduardo spinge ciascuno ad assumersi la responsabilità per andare avanti e cercare di superare quei terribili giorni. Nel momento di massimo sconforto resta così aperta la luce della speranza per un intero popolo che su nient’altro poteva contare.
Come sempre, al termine della serata saremo lieti di rispondere alle vostre domande. La prossima serata sarà dedicata a "Il giorno della civetta" di Leonardo Sciascia.

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