Il vero lusso non è avere di più ma amare ciò che si possiede e sapere quanto è prezioso l’istante che, per definizione, sfugge e che, sempre per definizione, va trattenuto con tutta la forza possibile. Ci sono storie che non terminano con l’ultimo capitolo, con la pagina finale, ma che, spontaneamente e sorprendentemente, prolungano la trama e continuano a generare emozioni e ricordi, anche successivamente.
È quanto è accaduto con Festina Lente, l’evento che al Caruso, a Belmond Hotel Amalfi Coast, ha celebrato, con un giorno di anticipo, dunque il 14 agosto scorso, il giro di boa dell’estate, il Ferragosto, interpretandolo in modo tale da armonizzarlo con il concetto di slow luxury e, soprattutto, di ozio che si trasforma in creatività, di momento dunque vissuto pienamente, concetto insito nella pelle stessa di Ravello da sempre. Non una semplice ricorrenza da esaltare secondo un copione usuale e ben conosciuto, quanto piuttosto un’occasione per stare insieme ma anche per celebrare la tradizione non in modo scontato.

Un insieme di sapori e di momenti che hanno coinvolto tanti ravellesi, oltre che ospiti esterni e i clienti stessi della struttura, una festa che non è terminata con la chiusura delle luci, con gli strumenti musicali che hanno smesso di intrattenere, con gli stand spogliati dalle pietanze e i fuochi delle cucine spenti, con le sedie impilate e rimesse a posto, ma che si è prolungata dentro, con una eco lunga e piacevole, e quasi sedimentata.
Perché essere felici non deve fare rima con eccesso, con sregolatezza o con lusso sfrenato: è piuttosto il refrain di una canzone nota che viene canticchiata in coro, un coro impreciso e magari anche stonato, è una successione di lucine che penzolano dagli alberi e fanno subito piazza, ricorrenza, compleanno, terrazza, è una pentola gigante in cui la maestria dello chef mescola sapori noti, olio extravergine di oliva, aromi, rievocando con nostalgia poetica una domenica del passato, le nonne di ognuno, le vecchie foto, le conserve, perché l’eleganza è una mano che manteca, amalgama, che riempie i piatti.

E, tutto intorno, tra gli alberi, il panorama che occhieggia, le luci delle barche che cuciono sul mare una trama luminosa, e ancora le montagne che abbracciano Ravello e indicano esattamente dove si trova l’incanto. Un piccolo Olimpo terreno in cui Ganimede è ogni addetto del Caruso che sorride ancora, instancabile, fino a mezzanotte, e la felicità è un biglietto con cui si tenta la sorte. Una sorte mai stata così benevola sotto il cielo di Ravello, sotto le stelle. Al Caruso più vicine, più amiche, e non è una leggenda. Festina Lente chiude quest’anno con una promessa:ci saranno nuovi sapori e nuove storie. E la promessa è tessuta come un filo, come una “e” che congiunge le porzioni di una frase, come un abbraccio.
