Prima della scena. Dove il Teatro delle Forche costruisce il suo futuro. Da Massafra ad Ostuni storie, visioni e legami

Teatro delle Forche: da Massafra a Ostuni, una geografia di storie, visioni e legami. Oltre trent’anni di scena, ricerca e formazione e un nuovo anno teatrale pronto a trasformare, ancora una volta, l’attesa in meraviglia.

MASSAFRA – Un teatro non comincia quando si alza il sipario. Comincia molto prima: nel tempo della ricerca e delle prove, nella scelta degli artisti, nella costruzione di un pubblico, nella capacità di un luogo di diventare riconoscibile per la comunità che lo attraversa. Comincia, soprattutto, quando una programmazione smette di essere una successione di titoli e diventa progetto culturale.

È da questa prospettiva che va osservato oggi il Teatro delle Forche, realtà nata a Massafra nel 1994 e diretta artisticamente da Giancarlo Luce. Oltre trent’anni di attività nei quali produzione, programmazione, formazione, teatro per le nuove generazioni e residenze artistiche hanno progressivamente composto una precisa identità nel panorama dello spettacolo dal vivo.

Alle spalle ci sono circa trenta allestimenti e progetti come Clessidra – Teatro dei luoghi, il Premio Teatro Scuola Cultura Palma Cito e Fatti di Favole, insieme agli incontri artistici che negli anni hanno attraversato la storia della compagnia.

Ma esiste un luogo nel quale questa storia ha trovato continuità.

È il Teatro Comunale “Nicola Resta” di Massafra, gestito continuativamente dal Teatro delle Forche dal 2010.

Più che una semplice sede, il Nicola Resta rappresenta uno dei punti attraverso i quali leggere l’evoluzione della compagnia: un teatro nel quale programmazione e formazione, ospitalità e rapporto con gli spettatori hanno potuto svilupparsi nel tempo.

Ed è proprio il tempo una delle parole decisive quando si parla di progettazione culturale.

Perché costruire un pubblico richiede tempo. Dare riconoscibilità a uno spazio richiede tempo. Creare una relazione tra un teatro e il proprio territorio richiede tempo.

È la differenza che passa fra occupare un palcoscenico e abitare un teatro.

Da Massafra, negli ultimi anni, questa geografia si è estesa fino a Ostuni, alla Residenza Artistica Carlo Formigoni e al Piccolo Anfiteatro Carlo Formigoni.

Qui entra inevitabilmente nella narrazione l’eredità del maestro. Ma non nella forma della commemorazione: la sua lezione continua a vivere attraverso l’uso degli spazi, il lavoro degli artisti, la formazione e la ricerca.

La memoria, quando appartiene davvero al teatro, non è mai soltanto retrospettiva.

È materia da consegnare al futuro.

Ed è tra Massafra e Ostuni che si sviluppa “Geografie in Risonanza”, progetto di Residenza Artisti nei Territori 2025-2027, sostenuto da Regione Puglia e Ministero della Cultura.

Qui emerge un altro elemento essenziale dell’identità delle Forche: l’attenzione non soltanto allo spettacolo compiuto, ma al processo creativo.

Una residenza artistica lavora infatti su ciò che normalmente rimane invisibile allo spettatore: ricerca, prove, riscritture, intuizioni, ripensamenti. Tutto ciò che precede il debutto e che consente a un’opera di trovare progressivamente la propria forma.

Significa scegliere di investire non soltanto sul risultato.

Ma sulla possibilità che quel risultato possa nascere.

Un principio che trova un’altra declinazione a Ostuni con “O Ciel Lucente”, tornato nell’estate 2026 al Piccolo Anfiteatro Carlo Formigoni per la sua seconda edizione.

Qui teatro e paesaggio tornano a incontrarsi. L’Aia diventa spazio scenico e luogo di relazione, mentre spettacoli, incontri e differenti esperienze culturali costruiscono una programmazione che non separa l’evento dal luogo che lo accoglie.

È una concezione precisa dello spettacolo dal vivo: il territorio non come semplice cornice, ma come parte dell’esperienza.

Ed è con questo patrimonio alle spalle che il Teatro delle Forche arriva al 2026/2027.

Non come a un nuovo inizio — sarebbe riduttivo per una storia lunga più di trent’anni — ma come al movimento successivo di un percorso che continua a cambiare forma.

Il nuovo movimento

Al Teatro Comunale Nicola Resta l’autunno riporta la scena al centro.

Il primo movimento della stagione, da ottobre a dicembre, si articola fra “L’Albero delle Storie” e “Légami”: da una parte il teatro rivolto all’infanzia e alle famiglie, dall’altra la programmazione per il pubblico adulto.

Due linee che raccontano, senza bisogno di proclamarlo, un’idea precisa di teatro: non un pubblico, ma molti pubblici. Età, sensibilità ed esperienze differenti chiamate ad abitare lo stesso luogo.

E poi c’è quella parola:

Légami.

Un accento e cambia tutto.

Può essere un invito — légami — ma racconta anche ciò che il teatro, quando funziona, lascia dietro di sé: legami.

Fra artisti e spettatori. Fra generazioni. Fra formazione e programmazione. Fra Massafra e Ostuni. Fra una storia lunga più di trent’anni e ciò che deve ancora essere scritto.

Accanto agli spettacoli ripartono infatti anche i percorsi teatrali.

“La Scatola dei Giochi” accompagna i bambini dai 6 ai 10 anni nel primo incontro con il linguaggio della scena; “Légami sul Palco”, condotto da Giancarlo Luce, Claudia Ligorio ed Elisabetta Lenoci, è rivolto invece ai giovani dagli 11 anni in su.

A Ostuni, nella Residenza Artistica Carlo Formigoni, “Dell’arte di trattare gli uomini” apre un ulteriore spazio di approfondimento attraverso un laboratorio sul Teatro Brechtiano guidato da Giancarlo Luce.

Spettacoli da vedere, dunque.

Ma anche processi da attraversare e occasioni per entrare nel teatro da porte differenti.

Ed è forse qui che un cartellone smette di essere soltanto un calendario.

Quando crea attesa.

Quando un titolo incuriosisce prima ancora che si accendano le luci. Quando qualcuno decide che quella sera uscirà di casa per sedersi in platea. Quando un bambino entra per la prima volta in teatro senza sapere che quella prima volta potrebbe restargli addosso per anni.

Il 2026/2027 è adesso sulla soglia.

Dietro ci sono più di trent’anni di lavoro, il Nicola Resta, Ostuni, Carlo Formigoni, le produzioni, le residenze, la formazione, le estati sotto il cielo dell’Aia.

Davanti, invece, c’è ancora spazio.

Per le storie che arriveranno.

Per gli artisti che lo attraverseranno.

Per chi sceglierà di esserci.

Ed è probabilmente questo il momento più affascinante di ogni stagione teatrale: quello in cui sappiamo che qualcosa sta per accadere, ma non sappiamo ancora che cosa ci resterà.

Tra poco il Nicola Resta tornerà a riempirsi.

Le luci si abbasseranno.

Comincerà il primo spettacolo.

E tutto ciò che oggi è ricerca, progetto, programma e attesa diventerà finalmente teatro.

Il resto, questa volta, spetta alla scena.

 

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