La "bussata" di Rocchi sulla vetrata di Lissone è la pietra tombale del calcio italiano. Le indagini ed i processi chiariranno gli eventuali reati e responsabilità. Ma la "bussata" è un definitivo punto di non ritorno per il pallone tricolore. Fuori dai Mondiali e dalle Coppe europee, abbiamo adesso perso definitivamente anche la credibilità della Serie A.
La "bussata" di Rocchi è una totale ed arrogante violazione delle regole. Per quella gara erano designati a decidere arbitro, collaboratori di campo e varisti di ogni risma. Soltanto i soggetti designati avevano la responsabilità delle decisioni. L'intervento esterno ed illegale del designatore, che con la sua "bussata" assegna il calcio di rigore, rende nulla la decisione, inficia la regolarità della partita, compromette senza rimedio la credibilità del sistema.
Non ci sono spiegazioni. Non esiste buona fede. La "bussata" è una prevaricazione. Una stortura inaccettabile. Un colpo mortale ad un'organizzazione già dilaniata dalla catastrofe sportiva, strutturale, economica. A livello internazionale l'Italia è retrocessa praticamente in serie C. Gli stadi sono d'infima qualità. I calciatori italiani all'altezza sono rarissimi ed i settori giovanili desertificati. La narrazione è faziosa e lo spezzatino costoso delle pay tv ha stufato i tifosi. La stessa applicazione del VAR suscita perplessità spezzando il ritmo ed il pathos della gara al punto che non si capisce più chi arbitri davvero la gara.
In questo scenario apocalittico, la "bussata" di Rocchi è il colpo di grazia. Una violazione della legge paragonabile , in aula di tribunale, all'intervento di un magistrato estraneo al processo che impone una sentenza al giudice incaricato. Altro che autosospensione. A fronte di arbitropoli s'impongono decisioni drastiche: il calcio deve esser commissariato per manifesta incapacità delle componenti di darsi un governo trasparente e decente. Bisogna bloccare la serie A e sospendere l'assegnazione dello Scudetto.
