“La persona autistica non deve essere cambiata per essere accettata. Deve poter acquisire gli strumenti necessari per vivere al meglio, proteggere il proprio equilibrio e costruire una vita autonoma e coerente con i propri valori. Purtroppo, molto spesso, le difficoltà aumentano proprio con l’arrivo dell’età adulta”. Con queste parole, la presidente della Fondazione I Figli degli Altri Ets, la psicologa e psicoterapeuta Rosetta Cappelluccio, presenta Ascent, il nuovo progetto dedicato alle persone autistiche che parte, a settembre, nella sede della Fondazione, a Napoli. L’acronimo racchiude le sei direzioni del progetto: Autonomia, Sensorialità, Comunicazione, esecuzione, Neuro-umiltà e Trauma.
Per molte famiglie, il passaggio all’età adulta coincide con una domanda semplice, ma difficile: E adesso, cosa accade? Con la fine della scuola cambiano le abitudini per i ragazzi autistici, per molti di loro diminuiscono i punti di riferimento e, spesso, aumentano le richieste. Studio, ricerca del lavoro, organizzazione della giornata ma anche costruzioni di semplici relazioni rappresentano, molto spesso, un ostacolo.
E’ proprio per supportare concretamente i ragazzi autistici e le loro famiglie che nasce Ascent: uno spazio pensato per bambini, adolescenti e giovani adulti che possono così imparare a conoscersi, dare un nome a ciò che provano, comunicare i propri bisogni e conquistare, passo dopo passo, una maggiore autonomia.
L’autonomia significa imparare a scegliere, chiedere aiuto, esprimere ciò che fa stare bene o che procura disagio. La sensorialità riguarda il modo in cui luci , colori e rumori possono influire sull’equilibrio della persona. La comunicazione viene resa più chiara ed accessibile mentre il lavoro sull’esecuzione aiuta ad organizzare la giornata o a concludere un’attività. La neuro-umiltà riguarda, invece, l’atteggiamento del professionista, che deve ascoltare senza presumere di sapere di cosa abbia bisogno la persona autistica. Infine, l’attenzione al trauma permette di conoscere le conseguenze lasciate dall’esclusione, dall’incomprensione, dal sovraccarico sensoriale e dalle esperienze relazionali negative.
Il progetto rivisitato dalla Cappelluccio, che si ispira al modello statunitense delle psicologhe Amara Brook e Rachel Leah Kraus, si basa sulla terapia dialettico-comportamentale (Dbt), adattata in modo da rispettare le caratteristiche e il funzionamento di ogni partecipante. In pratica, il percorso insegna strumenti concreti per riconoscere le emozioni, affrontare i momenti di crisi, comunicare i propri bisogni e costruire relazioni più rispettose. I percorsi saranno differenziati a seconda dell’età: si va dai bambini, agli adolescenti fino alla fascia di età compresa tra i 18 e i 30 anni, con una attenzione particolare anche alle forme di autismo con disabilità.
“Accompagneremo – spiega Cappelluccio – le persone e le loro famiglie in una fase nella quale le richieste aumentano e, di contro, molto spesso, i sostegni diminuiscono. Studiare, lavorare, costruire relazioni e gestire la vita quotidiana possono diventare sfide molto faticose se il contesto non offre strumenti adeguati.
Il progetto accoglierà anche persone autistiche Lgbtq+, che possono trovarsi a vivere una doppia condizione di incomprensione ed esclusione. “Il nostro obiettivo – conclude – non è insegnare alla persona autistica a sembrare diversa da ciò che è, ma aiutarla a conoscersi, proteggersi e costruire il proprio futuro. Ricordiamoci sempre che non è la persona autistica che deve adattarsi a un mondo rigido ma è il mondo che deve imparare a diventare più comprensivo, accessibile e rispettoso della neurodiversità”.
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