Al Caruso, a Belmond Hotel Amalfi Coast l’evento di beneficenza Cucinapoli della Fondazione Enrico Isaia e Maria Pepillo tra chef stellati, grandi maestri pasticceri ed il meglio dell’enogastronomia campana. Gli ingredienti, per una serata che sarà difficile dimenticare, ci sono tutti grazie all’evento Cucinapoli che si terrà domenica 20 luglio.
Come in una ricetta dall’esito straordinario, le dosi sono state scelte con cura e calibrate alla perfezione. Location: il Caruso, a Belmond Hotel Amalfi Coast; la finalità, sociale, volta ad aiutare gli ultimi, gli emarginati, dai disabili alle categorie che non hanno accesso alla formazione o al mondo del lavoro perché in condizioni di estremo disagio sociale; gli ideatori ed organizzatori, la Fondazione Enrico Isaia e Maria Pepillo, non certo nuova a questo tipo di attività; i partecipanti, tre chef stellati, da Domenico Candela ad Oliver Glowig, passando per Gennaro Esposito e per il “ padrone di casa” Armando Aristarco, Executive Chef dell’Hotel Caruso.
Si mescola bene per amalgamare e si aggiunge la quantità giusta di dolcezza e sapore con il meglio della pasticceria e dell’enogastronomia campana, grazie ai maestri pasticceri Sal De Riso, Andrea Pansa e Giuseppe Pepe, agli sfizi fritti dell’Antica Pizzeria Nennella e ai prodotti rustici del panificio Domenico Fioretti. E non c’è ricetta che possa esulare dal perfetto abbinamento con i vini, quindi ecco ben 5 aziende a rappresentare la regione, cucendola come in un unico filare, da Marisa Cuomo a Tenuta San Francesco, passando per Monte di Grazia, San Salvatore e Villa Matilde. Un interessante parallelismo tra cucina e sartoria, che in comune hanno più di un elemento, caratterizza la serata ma anche le dichiarazioni dei 4 chef, impegnati a stupire con il proprio estro ma anche a mettere a frutto della solidarietà la propria arte. Così, come in un gioco, ognuno di loro ha legato il proprio concetto di cucina al mondo della sartoria e alla finalità della serata.
Per Domenico Candela, del Grand Hotel Parker’s di Napoli, la cucina è una camicia su misura, senza grinze, perfetta, cucita addosso. E’ lui lo chef della condivisione totale “ La mia cucina non ha tasche segrete, io amo insegnare al mio team tutto quello che so”
Per Gennaro Esposito, entusiasta indomito, anima vibrante della Torre del Saracino di Vico Equense, non esiste un capo d’abbigliamento che possa essere paragonato alla sua cucina, quanto piuttosto una visione che prevede la realizzazione di un’esperienza gastronomica cucita appunto attorno all’ospite. Inevitabile il parallelismo con la sartoria e con il prendere le misure, anche con le esigenze ed il palato di chi si avvicina all’esperienza.
“ L’entusiasmo è il mio ingrediente, immancabile, anche dopo tanti anni che faccio questo mestiere. Aiutare gli altri è una vocazione” aggiunge il patron della Torre del Saracino. Grande tributo alla memoria e alle esperienze passate per Oliver Glowig del Tre Olivi di Paestum, la cui cucina, un po’ come la moda, è fatta di ritorni e di una nostalgia che pesca nei piatti realizzati in passato, abbinamenti mai scontati, mai desueti o da chiudere per sempre “ nell’armadio”. Quando gli chiedo l’ingrediente che non dovrebbe mancare in un piatto dedicato alla pace mi risponde in modo schietto “ il pomodoro, perché unisce tutti i Paesi del mondo, le culture, è come una bandiera unica”.
E si termina con il padrone di casa, con Armando Aristarco, partenopeo, vulcanico, in continuo equilibrio tra estro e tradizione. E’ l’olio il “ capo” che non deve mai mancare nella cucina di Armando Aristarco, così come la tradizione. “ Sono onorato di accogliere sia il buono che il bene della mia regione” dichiara Aristarco. Il 20 luglio è ormai vicinissimo, la data è emblematica perché, in questa occasione, il buono non sarà appunto più soltanto buono, universalmente riconosciuto, apprezzato, ma avrà anche un’accezione che valica il gusto, l’assaggio, il piacere sensoriale, trasformandosi in bene.
