Sapete che la mamma e il papà di quello che tutti conosciamo come “Franceschiello”, Re Francesco II, vennero proprio qui, al Santuario di Santa Filomena?
E forse è proprio da questa domanda che voglio cominciare a raccontare la terza edizione di questa nostra festa.
Un’edizione con un taglio nuovo, che ha voluto mettere insieme storia, arte, musica e spiritualità, per raccontare ancora una volta la bellezza di un luogo che non smette di emozionare.
Il Rettore del Santuario di Santa Filomena,Don Giuseppe Autorino, ci ha guidati attraverso le novità di quest’anno, aprendoci le porte di un percorso pensato per far conoscere e vivere Santa Filomena attraverso linguaggi diversi, ma capaci di incontrarsi.
Il primo passo è stato il corteo storico: abiti scelti con cura, dettagli ricercati, persone che per una sera hanno dato corpo e voce alla storia, permettendoci di fare un viaggio nel tempo e di sentirci parte di una memoria che appartiene a tutti noi.
Poi, accanto alla musica, una nuova pagina: l’arte.

Ben dieci opere di artisti professionisti hanno arricchito il percorso, insieme alla preziosa partecipazione dei ragazzi del Centro Aias di Cicciano.
Un incontro che ho sentito particolarmente importante: arte nell’arte, perché la bellezza diventa ancora più grande quando sa includere, accogliere e creare legami.
Le opere sono state accompagnate dalle didascalie curate dalla professoressa Mariagrazia, con la quale ho avuto il piacere di condividere la lettura e l’interpretazione di questo percorso. Un confronto fatto di sensibilità e attenzione, che ha dato alle opere una voce, aiutandoci a coglierne non soltanto l’immagine, ma anche il significato e l’emozione.
E poi l’arte ha trovato una dimensione ancora più profonda attraverso le parole dello storico dell’arte, professor Vincenzo De Luca.
La sua dissertazione ci ha condotti sul confine affascinante tra la non esistenza storicamente documentata di Santa Filomena e la sua esistenza miracolosa, aprendoci a una riflessione sul valore etico ed estetico dell’arte.
Attraversando Michelangelo e Raffaello, il professore ci ha fatto comprendere come la narrazione artistica possa diventare uno strumento capace di rendere quasi toccabile lo spirituale.
Durante il suo intervento, il professor De Luca ha voluto invitare sul palco anche l’artista Antonio Teodorico Avello, promotore delle opere presentate in questa edizione.
Un momento particolarmente bello, perché Antonio non si è limitato a portare la propria arte: ha saputo trasformarla in condivisione e inclusione, realizzando una delle sue opere insieme ai ragazzi del Centro Aias di Cicciano.
Un gesto che racconta perfettamente il senso di questa nuova pagina dedicata all’arte: non soltanto ammirare un’opera, ma viverla, costruirla insieme, permettere che l’arte diventi incontro, dialogo e possibilità.
Perché l’arte non racconta soltanto ciò che vediamo. A volte riesce a dare forma a ciò che sentiamo. Rende visibile l’invisibile, trasforma una storia in emozione e un’immagine in memoria.

E forse è proprio questo il senso più profondo dell’arte: permetterci di avvicinarci a ciò che non sempre possiamo spiegare, ma che possiamo sentire nel profondo.
Un altro momento che porterò nel cuore è stato l’omaggio del Sindaco Alessandro Napolitano al giornalista Rino Genovese, ormai diventato un amico di Mugnano.
Rino, con il suo servizio giornalistico, ha saputo restituirci la ricchezza, la bellezza e la spiritualità di questo luogo, raccontandolo con uno sguardo capace di andare oltre le immagini e arrivare all’anima.
I video realizzati e montati dal professor Giuseppe Romano hanno poi raccolto volti, emozioni e momenti della serata, consegnandoli alla memoria.
E poi la musica.
La chitarra di Dominic Saveriano ha accompagnato il nostro cammino con delicatezza, creando quella dimensione in cui il cuore diventa più disponibile all’ascolto.
Ma dietro una serata così bella c’è soprattutto un grande lavoro.
C’è il Comitato Festa.
A loro va il mio grazie più sincero e più grande. Perché dietro ogni dettaglio, ogni momento, ogni emozione ci sono tempo, sacrificio, impegno e amore. Senza di loro tutto questo sarebbe impossibile.
E poi ci sono le 19 associazioni presenti sul territorio, una comunità vera, viva, che ha scelto di stringersi intorno alla storia della nostra Santa.
Diciannove realtà diverse, ma unite da un sentimento comune: quello di custodire e tramandare una storia che appartiene a tutti.
E in mezzo a tutto questo c’è anche un momento molto personale.
Questa è stata una serata pazzesca, alla vigilia del mio compleanno. Don Giuseppe AutorinoRino GenoveseFrancesco Piccolo
E forse non potevo desiderare un modo più bello per aspettare un nuovo anno della mia vita.
La torta. Le candeline. Quella piccola fiamma che si accende.
Una luce semplice, ma capace di dirti tantissimo.
Guardandola ho pensato che ogni candela rappresenta un anno che passa, ma anche tutto ciò che abbiamo vissuto: le persone incontrate, le emozioni, le cadute, le conquiste, i desideri ancora da realizzare.
E soprattutto ho pensato che la vita va onorata.
Proprio come quella luce che abbiamo acceso insieme, una luce che in questo luogo assume un significato ancora più profondo.
Perché Santa Filomena, al di là della storia e della fede, continua a essere per me una luce capace di mettere insieme le persone.
E alla fine, quando le luci si spengono, la musica tace e rimangono soltanto i ricordi, capisci che una festa non è fatta soltanto di cortei, opere, musica o parole.
Una festa è fatta di persone.
Di chi lavora senza cercare applausi.
Di chi dona il proprio tempo.
Di chi crede.
Di chi partecipa.
Di chi porta un pezzo del proprio cuore.

E questa terza edizione mi ha lasciato una certezza: quando una comunità si stringe intorno alla propria storia, quella storia torna a vivere.
Santa Filomena è piccola nella sua immagine, ma grande, immensamente grande, nell’amore e nella devozione che continua a suscitare.
E forse questo è il dono più bello che ci fa: riunirci intorno a una luce e ricordarci che insieme possiamo farla brillare ancora più forte.
Per questo voglio dire grazie.
Grazie a Don Giuseppe Autorino.
Grazie al professor Vincenzo De Luca.
Grazie alla professoressa Maria Grazia Canonico .
Grazie al professor Giuseppe Romano.
Grazie a Rino Genovese.
Grazie ad Antonio Teodorico Avello.
Grazie a Dominic Saveriano.
Grazie al Sindaco Alessandro Napolitano.
Grazie ai ragazzi del Centro Aias di Cicciano.
Grazie agli artisti.
Grazie alle 19 associazioni.
E grazie, soprattutto, al Comitato Festa, senza il quale questa meravigliosa pagina non avrebbe potuto essere scritta.
Grazie a tutti coloro che hanno scelto di esserci.
Perché sono queste le serate che restano nel cuore: quelle in cui non si assiste semplicemente a qualcosa, ma ci si sente parte di qualcosa.
E io questa sera mi sento profondamente grato.
Alla vigilia del mio compleanno, con una candela davanti agli occhi e una comunità intorno al cuore, posso solo dire:
Grazie alla vita.
Grazie alla luce.
Grazie a Santa Filomena.
Grazie a tutti voi.
La festa finisce.
La luce resta.
E finché ci sarà qualcuno disposto a custodirla, la storia di Santa Filomena continuerà a vivere.
Foto Francesco Piccolo
